Fotografia e cultura spicciola

come i social ci hanno resi stupidi

polizia gabriele donati fotografo

In una riflessione con i ragazzi a scuola, è uscita questa idea precisa: non siamo più in grado di distinguere il bello. Questo detto con parole eleganti.

Nella realtà la situazione è ben più grave: scambiamo delle cagate pazzesche (come la direbbe il ragionier Fantozzi) per delle opere d’arte. E ci spertichiamo le mani per applaudirle, ovviamente fino alla cagata successiva che ci farà dimenticare completamente quella precedente.

Domandona delle cento pistole: quanti di voi sono stati recentemente ad una mostra di fotografia (di qualche fotografo famoso, non di Pino della Bassa) o hanno comperato/sfogliato un libro fotografico serio nell’ultimo anno?
Dai su quelle timide manine, nessuno? Qualcuno? Uno? Due?
Con una risposta del genere, già qui potrei chiudere la baracca, ma voglio essere esaustivo, fino a farmi del male.

Mettiamoci nei panni di chi non ha mai fatto nulla delle suddette attività negli ultimi anni (esclusi i ragazzi delle mie classi che con l’imbuto ed il naso turato devono sorbirsi quintali di immagini d’autore). Mettiamo che l’unica fonte sia stata uno qualsiasi dei social attuali, magari solo sul telefono.

In una situazione simile, le uniche immagini che ci capitano sotto al naso (oltretutto a velocità di pollice che scorre) sono la zia Cleonice che ha scoperto il motocross, l’immancabile tramonto in riva al mare con l’orizzonte storto e la foto di una con le chiappe al vento e la solita frase filosofica a sottolineare che la fregna nuda è roba per acculturati.

No, no, niente cose troppo serie o troppo difficili da comprendere, anche perché se provi ad impegnarti in qualcosa oltre il livello medio, vieni derubricato in quello delle “foto artistiche per chi se ne intende”. Come se gli occhi e la testa per ragionare fossero solo un optional della mercedes.

Mi spiegate cosa vi costa guardare una volta al mese, anzi esageriamo, tutte le settimane i lavori di qualche autore famoso? Vi do un consiglio: nella casellina di ricerca di google scrivete “fotografi famosi”, vi si aprirà un mondo incredibile fatto di luce, tagli insospettabili ed anche qualche culo, ma fotografato come mai lo avete visto.

E dimentichiamoci per una volta ‘sti cazzo di like, perché la fotografia esiste anche senza sottolineare continuamente la nostra fugace erezione di fronte a questa manifestazione.

Dai facciamolo per il povero Ansel Adams che vomita nella bara tutte le volte che vede le foto del mare che avete fatto in Sardegna. Rendiamo felice un fotografo cadavere.

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