Eugene Smith e Minamata

Eugene smith minamata @ gabriele donati fotografo

 “Tomoko Is Bathed by Her Mother” di Eugene Smith 1972-75

LE FOTOGRAFIE SPIEGATE: IL REPORTAGE DI MINAMATA, DI EUGENE SMITH.

Il fotografo Eugene Smith scattò questa foto nel suo ultimo lavoro.

“E’ il signor Smith?” “Mmm, si. Mi scusi, ma oggi non faccio ritratti. Ripassi la settimana prossima”.
Smith era diventato schivo, non riceveva nessuno e non lavorava più. La rivista LIFE aveva visto deteriorarsi i rapporti con il fotografo ed ormai i reportage che lo avevano reso famoso, erano diventati solo un ricordo degli anni passati. Nato in Kansas, per motivi di lavoro si era trasferito in Arizona (Ansel Adams negli anni successivi gli procurò una cattedra da insegnante di fotografia all’università dell’Arizona, quando ancora l’insegnamento della fotografia all’università non era prevista).

 

“Mi scusi mr. Smith, non sono qui per un ritratto”. Dovette suonare per qualche minuto prima che il fotografo, evidentemente scocciato, tornasse ad aprire la porta.
Negli anni passati i suoi maggiori lavori ( “il medico di campagna” e “Villaggio spagnolo”) lo avevano consacrato come il fotografo del momento per la rivista Life. Per la rivista aveva cominciato a lavorare durante gli anni della guerra, come reporter sul campo di battaglia.

 

“Che vuole?”. Il signore di evidenti origini asiatiche cominciò a spiegarsi: “Ho un lavoro da offrirle”.
Era un abitante di Minamata, città del Giappone che stava vivendo una catastrofe ecologica di enorme portata. La Chisso corporation dal 1932 riversava nella baia di Minamata un composto chimico, il metilmercurio. La sua tossicità era tale che si trasferì nella catena alimentare fin da subito. L’intera fauna della baia era contaminata nelle carni, compresi i pesci ed i molluschi. Ben presto gli effetti si fecero vedere anche nell’uomo.
Le nascite furono funestate da gravi malformazioni e da morti improvvise. Per circa trentanni, gli animali di Minamata morirono per avvelenamento da mercurio. La vita era gravemente compromessa, nel silenzio assurdo ed assoluto del governo e dell’industria.

 

“Abbiamo bisogno che lei venga a fotografare quello che sta succedendo, abbiamo bisogno di una voce che racconti il dramma di Minamata”
Smith accettò subito l’offerta. L’unica condizione che dettò, fu quella di poter sviluppare il reportage in più anni.
Nacque così uno dei più spettacolari ed ispirati reportage di Eugene Smith.

 

Lo scatto “Tomoko Is Bathed by Her Mother” diventò la fotografia simbolo dell’inquinamento di Minamata. Pubblicata già nel 1972 nel reportage “Minamata” sulla rivista Life, suscitò lo sdegno nell’opinione pubblica, contribuendo alla causa del paese.

Tomoko era affetta dalla sindrome di Minamata  ed aveva intentato una causa nei confronti della Chisso corporation, per questo accettò di farsi fotografare da Smith.
La storia vuole che la causa fu vinta da Tomoko nel 1973 che purtroppo morì nel 1977 a soli 21 anni). La famiglia espresse il desiderio di lasciare riposare in pace la figlia, diventata il simbolo della battaglia di Minamata. La moglie di E. Smith, Aileen Mioko (detentrice dei diritti di copyright della fotografia si recò nel 1998 dai genitori di Tomoko:

“In genere, il copyright di una fotografia appartiene alla persona che l’ha scattata, ma non si può pensare che il soggetto non abbia dei diritti e sono convinta che sia importante rispettarli come è essenziale rispettare anche i sentimenti delle altre persone. Per questo, mi recai in visita alla famiglia Uemura il 7 giugno 1998 e promisi che la fotografia in questione non sarebbe più apparsa in pubblicazioni e mostre.”

Ed è per questo che dal 2001, la fotografia in questione non appare più in un libro, mostra o rivista. 

 

LA GEOMETRIA DELLO SCATTO

 

Eugene smith minamata @ gabriele donati fotografo

Le linee di forza creano un poligono chiuso, quasi una culla in cui non poter più uscire

 

GEOMETRICAMENTE PARLANDO, LO SCATTO E’ UN RETTANGOLO PERFETTO:

i lati della vasca producono in maniera inequivocabile almeno tre linee di forza, mentre lo sguardo della madre di Tomoko crea l’ultima linea di forza.
Il risultato è quello di una culla che “contiene” tutto lo scatto, senza disperderlo nell’ambiente circostante. L’attenzione resta sui corpi.

La luce proviene da una fila di finestre poste più in alto della vasca, molto vicino al soffitto. La luce che ne deriva, modella i corpi e li illumina lo stretto necessario a far intuire le deformità della malattia.

Gli sguardi sono contrapposti in maniera decisa e sofferente: la madre pone estrema dolcezza nei confronti di una ragazza che non può muoversi e che mostra tutto in un viso irrigidito dal dolore e dalla malattia. Da molti critici è stata definita una ” pietà moderna”

 

Eugene smith minamata @ gabriele donati fotografo

I flussi restano in movimento in un circolo tra il viso di Tomoko e sua madre

 

  • Il flusso si porta naturalmente da sinistra verso destra ( la nostra convenzione di lettura è tale) percorrendo il corpo di Tomoko fino ad arrivare al viso.

 

  • Lo sguardo di Tomoko verso l’alto porterebbe il flusso ad uscire dall’immagine, ma la cornice costituita dal nero della parte superiore destra della fotografia, spinge indietro il flusso raccogliendo il viso della madre.

 

  • il flusso prosegue usando la linea di forza dello sguardo della madre, tornando sul viso di Tomoko, creando così un circolo che mantiene l’attenzione sui visi, portando quasi ad ignorare i corpi.

 

La storia insegna che se siamo custodi della memoria, cose di questo genere non accadranno più. Purtroppo l’uomo è talmente assuefatto al dolore ed alla sofferenza che non ha interesse a ricordare il dolore altrui, ma solo a pensare al proprio

EUGENE SMITH E MINAMATA – Gabriele Donati Fotografo 2018

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