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FOTOGRAFI E LAVORO

FOTOGRAFI E LAVORO

Ho cominciato poco dopo i vent’anni a fotografare. Allora stavo lasciando un lavoro che non mi soddisfaceva, ero pieno di speranze e poco talento, ma volevo qualcosa di meglio dalla vita, nonostante tutto. E così mi sono letteralmente buttato nella fotografia, senza la coscienza di cosa avrebbe voluto dire.
Il seguito non è altro che anni di gavetta, a lavorare per altri fotografi, con la speranza di riuscire prima o poi a fare anche io un mio primo lavoro. Ore passate a preparare i set, caricare chassis o attendere gli sviluppi E6 in laboratorio, mi avevano forgiato ad una vitafatta di conoscenza ed esperienza, dove solo il fotografo è detentore di segreti sull’uso della pellicola e della luce.
Poi è arrivata l’era del digitale ed abbiamo dovuto tutti ricominciare da capo.
Vero. Sembrava tutto più facile, niente più laboratori, niente stampe, niente di tutto questo. Ora bastava solo un computer ed una reflex digitale, pareva quasi un gioco ridicolo. Le aziende ovviamente hanno annusato ed interpretato alla loro maniera questa innovazione, del tipo: visto che mi fai le foto in digitale, non hai più le spese del laboratorio ed in più puoi darmi le foto su un cd alla fine del lavoro. Che ne pensi se ti pago la metà di quello che ti davo prima?
Le pretese sono state inoltre avvalorate da un sottobosco di nuovi cultori della reflex che hanno giustamente visto un business in questa nuova modalità di fotografare.
Il succo del discorso alla fine è uno: se prima eravamo in cento a vivere di fotografia, ora siamo in diecimila, tutti agguerriti e bravissimi, ognuno con un portfolio degno del moma.
Ma c’è posto per tutti? Ovviamente no, ed è evidente che ce ne sarà sempre meno.
E’ per questo che mi sto domandando quali saranno i sopravvissuti a questa guerra fratricida, quali potranno continuare a vivere di questo lavoro. Sicuramente non i più bravi, ma questo è evidente in un mondo dove youtube la fa da padrone. Basta capire che è più conosciuto chi riesce a giocare con questo strumento in maniera costante, indipendentemente dalle conoscenze che ha e dalla loro bontà.
Basterà quindi adattarsi ai nuovi strumenti ed imparare ad usarli bene? Io personalmente non ne sono convinto e la mia non è una visione pessimista, ma realista. Cosa impedisce ad un profano di comperare gli stessi software che uso io? Per esempio l’altro giorno trovo una piccola app che funziona come plugin di photoshop, che permette diverse cose in automatico tipo cambiare il cielo di merda in un fantastico cielo con un tramonto che nemmeno se vivete in Australia lo vedete.  Alla faccia di chi aspettava ore perché la luce fosse perfetta.
Per questo ho il serio sospetto che la fotografia intesa come mestiere, sarà presto un ricordo. Un po’ per colpa nostra di fotografi, che ci credevamo intoccabili, un po’ per l’appiattimento della cultura tecnica e generale fotografica. Nessuno ha più realmente necessità di noi, quando l’immagine non ha più valore.

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